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Danno Medico
Aveva la polmonite, ma nessuno se ne sarebbe accorto
Dietro la morte di una donna ternana di 53 anni, R.M., potrebbe nascondersi l'ennesimo caso di malasanità . La figlia ed il vedovo, assistiti dall'avv. Paolo Bernardinetti, hanno presentato in questi giorni una denuncia alla Procura della Repubblica nei confronti dei medici che non le avrebbero diagnosticato per tempo la grave malattia che, nel giro di tre settimane, l'ha condotta alla morte. La mattina del 24 gennaio scorso la donna si sveglia con un improvviso e violento dolore al torace e dietro lo sterno.
La figlia, temendo una crisi cardiaca, telefonava al medico di famiglia che fissa un appuntamento nel proprio studio per il giorno stesso. L'elettrocardiogramma da esito negativo e il medico, stando al racconto dei familiari della donna, le prescrive un'ecografia e la misurazione della pressione del sangue. Ma la situazione non migliora e quando la signora torna a casa la febbre sfiora i 40 gradi.
La figlia, sempre più preoccupata, insiste con il medico di base a cui chiede degli antibiotici per stroncare l'infezione. Ma il dottore non è della stessa idea nonostante le insistenze dei familiari della paziente.
Proprio in quei giorni l'epidemia influenzale era arrivata al clou anche a Terni dove moltissime persone erano a letto con la febbre.
La cosa più ovvia, dunque, è quella di pensare a una banale influenza che di lì a qualche giorno se ne sarebbe andata. Purtroppo, però, le cose si rileveranno ben diverse e anche molto più gravi.
La tachipirina le fa l'effetto di un bicchier d'acqua e la febbre è sempre troppo alta.
Alle otto di sera del 25 gennaio la figlia telefona alla guardia medica della Asl. Dall'altro capo del filo una voce le spiega che c'è poco da preoccuparsi vista l'influenza che gira in città. Ma di fronte all'nsistenza della donna, due medici decidono di andare a visitare la signora.
La figlia spiega loro i dolori che la madre accusa al torace e che si fanno sempre più forti quando respira e tossisce.
La diagnosi riferisce di un rumore da sfregamento alla base del polmone destro, ma anche stavolta i medici escludono la polmonite e dunque la necessità di somministrarle una terapia d'urto a base di antibiotici.
Nelle ore successive lo stato della paziente alterna alti e bassi, ma la domenica mattina, vale a dire il 27 gennaio, la situazione s'aggrava di nuovo tanto da rendere necessario un nuovo intervento del personale della guardia medica. Ma anche stavolta niente antibiotici. Un copione che si ripete il giorno seguente quando il medico di base la controlla accuratamente e, non avvertendo nulla di strano ai polmoni, le prescrive un blando antinfiammatorio.
All'alba del 29 gennaio, però, la situazione precipita. La donna respira a fatica e viene ricoverata d'urgenza in ospedale. Tutti gli esami a cui viene sottoposta danno risultati univoci.
Si tratta, come si legge nel referto dei medici del Santa Maria, di polmonite batterica. Inizia finalmente la terapia a base di antibiotici, ma dopo qualche ora i sanitari sono costretti a trasferirla in rianimazione. La donna ha difficoltà respiratorie sempre più gravi, a cui in breve tempo si associano insufficienza renale ed epatiche. Ancora qualche giorno e la paziente viene colpita anche da emorragia cerebrale.
Dopo quattro giorni di agonia il suo cuore cesserà di battere.
Ora si tratta di stabilire se la condotta del medico di base e del personale della guardia medica , intervenuto a casa della donna, possa far ravvisare gli estremi della colpa professionale. Nulla da dire, invece, sui medici ospedalieri che hanno fatto di tutto per salvare la vita alla donna anche se ormai non c'era più nulla da fare.
Corriere Dell'Umbria, 19 Ottobre 2008
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