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giovedì, 17 maggio 2018

Il danno tanatologico o danno da morte.

 

Il tema del danno da “morte” ha subito costanti e controverse pronunce da parte della suprema corte di cassazione e dai tribunali di merito. Difatti, se per il danno da perdita del rapporto parentale, gli orientamenti sono univoci, in materia di danno da morte la questione è stata ampiamente dibattuta. Una sentenza illuminante della Cassazione n. 1362/14 aveva riconosciuto il diritto da “perdita della vita” per cui a prescindere da un apprezzabile lasso di tempo tra evento lesivo e morte, sarebbe stato necessario risarcire il danno che avesse determinato il decesso. Tale impostazione è stata ribaltata da una sentenza della Cassazione a Sez. unite n. 15350/2015 le quali ultime hanno affermato che il diritto alla vita non sia suscettibile di risarcimento (malasanità) economico in favore degli eredi, perchè è un bene di cui gode il soggetto che ne dispone unicamente quando è in vita. La sentenza lascia perplessi per una serie di ragioni che per brevità non si espongono in questa sede. Difatti, tale pronuncia deve aver lasciato perplesso anche il Giudice del Tribunale di Genova (sent. 15 febbraio 2016 n. 122), il quale pur conoscendo tale orientamento se ne discosta riconoscendo che il “bene vita” debba essere giustamente protetto anche sotto il profilo economico. La Costituzione art. 2 e art. 32 tutela la vita per cui nel momento in cui viene sottratta (come nel caso di errore medico) per effetto della condotta umana altrui, questa debba essere tutelata e risarcita quale unico mezzo di compensazione per la perdita subita.
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venerdì, 04 maggio 2018

IL DANNO DIFFERENZIALE

Una sentenza del Tribunale di Ravenna, in materia di malasanità, ha riconosciuto un risarcimento molto al di sotto delle aspettative, incorrendo nell’errore di non calcolare correttamente ciò che viene ritenuto essere il danno differenziale. Il caso è quello del Sig. V.C. il quale per effetto della errata esecuzione dell’intervento di protesi dell’anca sinistra, ha subito lo sfondamento dell’acetabolo. Il chirurgo nel tentativo di riparare la lesione, ha raccolto i frammenti ossei ed avvalendosi di apposito materiale di assemblaggio, ha preparato una sorta di impasto biologico che ha spalmato sul contorno acetabolare. Inutile dire che tale soluzione si è rivelata infausta visto che il CTU nominato, ha riconosciuto un danno al Sig. V.C. pari al 40% di cui solo il 25% (dal 15% al 40%) attribuibile a responsabilità medica. L’errore del Giudice di primo grado è stato proprio quello di calcolare tale danno da 0 a 25% (riconoscendo € 96.074,00) nell’erroneo presupposto che andasse così eseguito. Al contrario, il danno avrebbe dovuto essere calcolato come pregiudizio biologico differenziale del 25% sulla base di un danno permanente complessivo del 40% in quanto il tipo di patologia di cui il V.C. soffriva avrebbe comunque lasciato una lesione (a prescindere dell’errore sanitario) stimabile nel 15%. Tale tipo di pregiudizio va calcolato, secondo l’insegnamento della giurisprudenza ( “La corretta liquidazione del danno biologico differenziale non deve consistere nel punto risultante dalla differenza tra le mere percentuali di invalidità il relativo valore di punto ma deve consistere nella differenza tra il valore economico stabilito per l’invalidità complessiva del danneggiato e quello corrispondente all’invalidità ineliminabile e normalmente risultante in seguito all’operazione eseguita secondo le regole dell’arte.” App. Venezia Sez. IV, 16/10/2017), sottraendo dal danno economico calcolato al 40% il valore economico del danno che comunque sarebbe residuato del 15%, utilizzando le tabelle milanesi. Sulla base di ciò il pregiudizio biologico che deriva da tale computo e dalla sottrazione avrebbe dovuto essere pari ad almeno € 187.557,30

Tale questione è stata rimessa alla Corte d’Appello competente per una migliore valutazione.

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mercoledì, 07 febbraio 2018

Consenso Clinico : Di cosa si tratta?

“Il caso di cui in sentenza, affronta il problema del consenso informato ovvero quando i sanitari sottopongono i pazienti ad un trattamento medico senza preventivamente spiegare loro quale sarà il percorso clinico, interventistico ed assistenziale, ovvero le conseguenze che si possono produrre e le alternative. Il caso risolto dai professionisti dell’associazione “Danno medico” è quello di una giovane donna, la quale subisce un intervento per asportare un carcinoma “omentale e peritoneale”, un caso evidente di malasanità. Nel corso di questo intervento il chirurgo provoca una lesione del nervo femorale, commettendo un errore medico, provocando un danno biologico quantificato dal CTU nel 4%. I sanitari della struttura sanitaria, non si sono preoccupati di informare correttamente la paziente sui rischi dell’intervento e sulle conseguenze di danno che avrebbero potuto essere causate. Ciò ha determinato l’accoglimento della domanda di risarcimento con il riconoscimento di una somma di denaro pari a 25.000 euro per la lesione del diritto di autodeterminazione. Si tratta di un risarcimento davvero considerevole considerato che il danno biologico subito dalla Sig.ra è del 4%.”
 
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martedì, 16 aprile 2013

Il consenso informato è una manifestazione di volontà che viene accordata dal paziente, ad un qualsiasi trattamento sanitario. E’ chiaro che tale atto di volontà richiede il fatto che il medico (o la struttura sanitaria) debba adoperarsi al fine di informare compiutamente, il paziente che subirà il trattamento sanitario, affinchè lo stesso possa prestare un consapevole consenso. L’obbligo di informare il paziente proviene dalla Costituzione che consacra l’autodeterminazione dell’individuo altresì negando – ai sensi dell’art. 32 II comma Cost. – sia la possibilità di effettuare trattamenti sanitari a prescindere della volontà del paziente sia l’esistenza di un dovere giuridico di curarsi o di un dovere alla salute.

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martedì, 16 aprile 2013

responsabilità medicoLa Cassazione a Sezioni Unite fa il punto in merito all’onere della prova nelle cause di responsabilità medica.

La sentenza a Sezioni Unite della Cassazione del 11 gennaio 2008 n 577 ribadisce e consolida gli ultimi orientamenti della giurisprudenza sia di legittimità sia di merito di un regime probatorio particolarmente favorevole al paziente danneggiato. (altro…)

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martedì, 16 aprile 2013

reLa domanda che molti spesso si pongono è questa: come bisogna fare per ottenere il risarcimento dei danni provocati a causa di medici o di strutture cliniche ed ospedaliere? La legge dice che bisogna munirsi di una perizia medico-legale di parte nella quale sia dichiarata la responsabilità del medico ma soprattutto il rapporto di causalità che esiste tra il medico e il suo intervento, e le lesioni provocate al paziente. Tale perizia deve contenere una dichiarazione che stabilisca che le cause relative a ciò che un intervento medico può provocare, sono causa assoluta del comportamento del dottore, il quale con negligenza o imperizia o imprudenza ha causato un errore lieve o grave che sia. (altro…)

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martedì, 16 aprile 2013

errori medici

La responsabilità del medico è materia delicata e controversa.

L’ art. 28 della Cost. dice che “i funzionari e dipendenti dello stato e degli enti pubblici, sono direttamente responsabili secondo le leggi penali civili e amministrative degli atti compiuti in violazione dei diritti”. Su tale presupposto l’ente e il sanitario risponderebbero ugualmente per responsabilità contrattuale.

La sentenza della Suprema Corte n.589/1999 si riferisce al cosiddetto “contatto sociale” che da origine ad un “rapporto contrattuale di fatto”. Il “contatto” si crea al momento dell’accettazione del paziente in ospedale e, pur non costituendo formalmente un atto negoziale, da origine ad una vera obbligazione da parte del medico accettante con la conseguenza che quest’ultimo diviene contrattualmente responsabile verso il “malato” che abbia subito un danno. (altro…)

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martedì, 16 aprile 2013

“L’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cd. palliativo, determinando un ritardo della possibilita’ di esecuzione di tale intervento, cagiona al paziente un danno alla persona per il fatto che nelle more egli non ha potuto fruire del detto intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, posto che la tempestiva esecuzione dell’intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze”. (altro…)

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martedì, 16 aprile 2013

gioco d'azzardoA seguito di contatto pervenuto alla nostra associazione per mezzo del sito, abbiamo avuto modo di verificare la correlazione tra il gioco d’azzardo e l’assunzione di alcuni farmaci prescritti per la cura del morbo di Parkinson.

Una Signora, a causa, della prescrizione e dell’assunzione di farmaci contenti antagonisti della dopamina, di norma utilizzati per la cura del morbo di Parkinson, ha sviluppato una dipendenza dal gioco d’azzardo, che le ha provocato i comprensibili e scontati danni economici che hanno aggravato la sua situazione di indigenza. (altro…)

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martedì, 16 aprile 2013

Ha un costo anche il patema d’animo sopportato dai genitori alle prese con i postumi di un’operazione subita dalla figlia di appena 15 anni.

Lo ha deciso il giudice Carmelo Barbieri che, in sede civile, ha condannato l’azienda ospedaliera “Santa Maria” di Terni a risarcire 152mila euro alla paziente, che ora è diventata maggiorenne, e 12.500 euro alla madre e al padre di lei.

“Una sentenza davvero innovativa che – spiega l’avvocato Paolo Bernardinetti, legale della famiglia ternana – riconosce gli effetti, per così dire, secondari prodotti da un caso di malasanità .” (altro…)