Ha un costo anche il patema d’animo

Ha un costo anche il patema d’animo sopportato dai genitori alle prese con i postumi di un’operazione subita dalla figlia di appena 15 anni.

Lo ha deciso il giudice Carmelo Barbieri che, in sede civile, ha condannato l’azienda ospedaliera “Santa Maria” di Terni a risarcire 152mila euro alla paziente, che ora è diventata maggiorenne, e 12.500 euro alla madre e al padre di lei.

“Una sentenza davvero innovativa che – spiega l’avvocato Paolo Bernardinetti, legale della famiglia ternana – riconosce gli effetti, per così dire, secondari prodotti da un caso di malasanità .”

Una brutta storia iniziata alle due del pomeriggio del 27 giugno di tre anni fa quando la giovanissima paziente arriva al pronto soccorso dell’ospedale con la febbre a 40, votimo, diarrea e dolori addominali lancinanti.

Dopo gli esami di rito segue il ricovero in medicina d’urgenza con la diagnosi di gastroenterite acuta.

Ma il giorno seguente deve correre sotto i ferri senza aspettare un istante. Alle 17 e 20 inizia un lungo intervento chirurgico, durante il quale i medici del “Santa Maria” si trovano a che fare con una

“appendicite gangrenosa, peritonite generalizzata e numerosi ascessi viscerali ed endoaddominali.”

A causa delle complicanze, successive all’operazione, la povera ragazza sarà ricoverata in rianimazione dove sarà dimessa solo il 18 luglio.

Un incredibile calvario che le lascerà segni profondi, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Danni anche estetici, visto il tipo d’intervento subito particolarmente invasivo, che in una ragazza di 15 anni hanno un effetto dirompente.

I consulenti parlano di “esiti cicatriziali e di drenaggi” e dell’installazione di “un ano preternaturale in sede cecale”, poi rimosso con una successiva operazione.

Per il legale della famiglia della ragazza

“ci sono stati ritardi e comportamenti dettati da negligenza e imperizia.

Le analisi a cui era stata sottoposta erano espressive di una particolare infezione in atto: basta vedere i valori elevati di Ves.

Una serie di elementi che indicavano la presenza di un processo di appendicite acuta. E invece la ragazza è arrivata dopo molte ore in sala operatoria, rischiando gravi conseguenze per se stessa e forse anche per la sua capacità riproduttiva”.

Antonio Mosca

dal Corriere dell’Umbria Giovedì 25 Settembre 2008

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