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martedì, 25 luglio 2017

“L’associazione “Dannomedico” per mezzo del proprio Team di Avvocati e medici legali, ha risolto un altro caso riguardante una Sig.ra di 68 anni, la quale affetta da infarto del miocardio, si recava d’urgenza presso il presidio ospedaliero di una ASL laziale, dotato del laboratorio di emodinamica. Purtroppo, per effetto del fatto che nelle giornate di sabato e domenica il laboratorio stesso non era operativo, non fu possibile procedere all’angioplastica.

Pertanto, fu effettuato l’unico trattamento disponibile, ovvero quello farmaceutico trombolitico.

Questo, purtroppo, fu gravato dall’insorgenza (nella somministrazione di questi farmaci è una conseguenza possibile) di una massiva emorragia intracranica che portò a morte la paziente.

Se fosse stato disponibile il laboratorio di emodinamica, i sanitari avrebbero senz’altro optato per l’angioplastica e la complicanza emorragica (da somministrazione di farmaci trombolitici) che portò a morte la paziente non si sarebbe certamente verificata.

La giurisprudenza della Cassazione ha ormai consolidato il principio della responsabilità da carenza organizzativa o da inefficienza organizzativa.

In altri termini la gestione della struttura sanitaria, sia essa pubblica che privata, deve essere ispirata a parametri di efficienza organizzativa che riducano al minimo, od almeno a livello accettabile, il rischio cui è sottoposto il paziente durante il ricovero.

Nel caso della defunta non fu possibile effettuare la procedura interventistica in quanto, all’epoca del fatto, il laboratorio di emodinamica funzionava solo dai lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00. Purtroppo, questa carenza strutturale (ormai risolta visto che attualmente lo stesso reparto è aperto h24 sette giorni su sette) ha causato, presso lo stesso presidio ospedaliero, altri decessi per le stesse cause, balzati agli onori della cronaca.

Il caso è stato chiuso con un accordo transattivo che ha visto nei confronti degli eredi il riconoscimento di un risarcimento pari ad € 900.000,00.”

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martedì, 16 aprile 2013

La malasanità purtroppo è un cancro incurabile che si espande all’interno della società. Letteralmente si intende per malasanità una carenza generica della prestazione dei servizi professionali rispetto alle loro capacità che causa un danno al soggetto beneficiario della prestazione.

Facile immaginare come negli anni, la malasanità abbia assunto significati differenti paralleli all’evoluzione della società stessa: chi sosteneva che fosse una evidente e dimostrata mancanza di conoscenza e/o abilità nella conduzione della pratica clinica, oppure associata agli errori nei reparti di medicina che cambiano a seconda dell’incertezza tipica delle varie discipline; in tempi più recenti si è cercato di circoscrivere la definizione di malasanità in quattro concetti coesistenti: un obbligo dovuto e violato e che tale violazione ha portato danno al paziente, sia immediato che differito nel tempo. Come per ogni controversia, durante il processo per risarcimento malasanità, la parte lesa o chi per lei deve dimostrare l’assolutezza della conseguenza dell’operato medico rispetto al danno subito dal paziente, d’altra parte, il medico o la struttura sanitaria che sia deve ovviamente dimostrare il contrario, anche qui con prove certe e assolute, nel tentativo di difesa di dimostrare che le cure o operato effettuato su quel determinato paziente non hanno fatto scaturire nulla di patologico nuovo.

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martedì, 16 aprile 2013

Troppa superficialità nelle visite e troppa distrazione nelle sale operatorie: la malasanità aumenta all’aumentare dell’incompetenza ma nasce anche dalla troppa distrazione e dalla facilità con cui spesso vengono affrontate visite e ricoveri.

E’ possibile, in casi di estrema evidenza e di malasanità, ricorrere a procedure semplici ed efficaci nei confronti della struttura ospedaliera, procedure che sono stabilite dalla legge secondo un decreto che attribuisce la pertinenza di tali comunicazioni ad un apposito ufficio, URP, Ufficio Relazioni con il Pubblico, il quale sancisce un preciso protocollo logistico di gestione delle segnalazioni. Questo ufficio raccoglie tutto il materiale che la parte lesa sottopone a tale attenzione, e attraverso la quale è possibile effettuare la richiesta di malasanità risarcimento, cartelle sanitarie, nomi di medici ai quali si è sottoposti, dati e dettagli sull’eventuale episodio che si voglia contestare. Non è opportuno o obbligatorio presentarsi personalmente ma è possibile avviare tale richiesta anche telefonicamente, via mail o fax, a seconda dei casi e della loro gravità. Comunque sia, una volta che si è in contatto con l’URP verrà chiesto al paziente di redigere in forma scritta una relazione sull’accaduto: una volta raccolto il materiale, verrà avviata dall’ufficio stesso un’istruttoria, destinatari della quale saranno il Direttore Sanitario, il Direttore dell’Unità Operativa in questione, in caso si tratti di un episodio clinico, oppure al Responsabile del Servizio Alberghiero se la segnalazione riguarda le condizioni igenico sanitarie della struttura. Gli URP tendono a precisare che la tempistica è decisamente subordinata alla gravità dello specifico evento e alla reperibilità dei medici e di eventuali altri individui coinvolti nel fatto, e che l’ordine delle richieste segue necessariamente una scala di priorità e fattibilità stabilita secondo i casi contingenti. Nel momento in cui arriverà una risposta, sottoscritta e firmata dalla struttura e dai relativi Direttori o Responsabili, il paziente leso verrà contattato e, nel caso in cui questo non si ritenga soddisfatto è possibile avviare un’azione legale.

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martedì, 16 aprile 2013

Molte le lacune e gli errori all’interno del sistema sanitario italiano che finiscono sul tavolo della Commissione d’inchiesta sugli Errori Sanitari. Questa ha infatti preso in considerazione un arco di tempo che va da fine aprile 2009 al 30 settembre 2011: effettuando una media, si contano 16 casi di presunta malasanità in Italia che finiscono sotto la lente d’ingrandimento della Commissione stessa.

Sono 470 episodi in poco più di 2 anni, di cui 329 hanno fatto registrare il decesso del paziente, o per errore diretto del personale medico e sanitario o per disfunzioni e malfunzionamento della struttura. Cifre allarmanti dunque, ma ancora di più se si considera che relativamente al dato delle vittime, ben 126 di esse sono concentrate in 2 regioni, Calabria e Sicilia. Questo è quanto emerge dalla ricerca sulla malasanità in Italia della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori nel settore sanitario. Questi casi sono ovviamente dati distribuiti e raccolti su tutto il territorio nazionale: come già intuito sopra le regioni da “podio” sono Calabria e Sicilia, seguono il Lazio con 37 episodi, Puglia, Campania, Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna con valori compresi tra 20 e 30, Veneto, Piemonte Val d’Aosta, Abruzzo, Umbria, Basilicata e Friuli Venezia Giulia con dati al di sotto del 10 e Sardegna, Marche e Molise con 2 episodi e il Trentino con un singolo caso. Un dato allarmante, se si pensa che nel 2011 la media è aumentata notevolmente: da 16 casi al mese si è passati a 19. Oltre 200 episodi di presunta malasanità che potrebbe aver causato la morte di 166 pazienti in un solo anno. Anche qui sezionando il dato su base territoriale, si evidenziano le situazioni più critiche in Calabria e Sicilia. I casi di malasanità, come accennato precedentemente, non sempre hanno a che fare con l’errore diretto del medico. Spesso infatti dipendono dal disservizio e dalle carenze delle strutture cliniche ospedaliere.

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martedì, 16 aprile 2013
errata diagnosiL’associazione DANNO MEDICO ha portato a termine una lunga e dolorosa battaglia a tutela di una famiglia che ha subito dei danni incalcolabili a seguito di un errore dovuto da imperizia, imprudenza e negligenza di alcuni sanitari della ASL di Rieti. L’errata diagnosi di un carcinoma mammario, ha portato ad un inaccettabile ritardo di cure e terapie con conseguente decesso della paziente. Questo evento luttuoso, e le modalità con cui è avvenuto, ha rappresentato per la famiglia (marito e tre figli) un evento devastante in ordine alle conseguenze di natura psicologica di ogni singolo membro. Ciò ha fatto si che il Giudice abbia ritenuto opportuno liquidare un importo risarcitorio a ciascun membro della famiglia per il danno biologico subito, in conseguenza delle sofferenze patite.
La sentenza in evidenza costituisce un importante precedente nel campo della giurisprudenza in tema di malasanità.
Il giudicante ha perfettamente interpretato il nuovo indirizzo dato dalla Corte di Cassazione con le recenti sentenze a sezioni unite.
La peculiarità di tale pronuncia è costituita dal fatto che la causa è stata introdotta quando la vittima dell’errore medico era ancora in vita, sia dalla vittima stessa che dai familiari che chiedevano il risarcimento dei danni subiti. Danni individuabili anche nel disagio che la condotta dei sanitari (risultata colpevolmente errata) ha causato ai familiari, condotta dal punto di vista contrattuale assolutamente inadempiente.
Il giudicante attraverso due perizie, una diretta ad accertare se la condotta dei medici fosse stata congrua e l’altra tesa all’accertamento della situazione psicologica, è giunto alla pronuncia che si mette in evidenza, riconoscendo l’errata diagnosi e importi risarcitori sicuramente cospiqui ma che assolutamente non potranno mai risarcire pienamente la perdita di una persona cara o della propria salute psico-fisica.
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martedì, 16 aprile 2013

Si stima che la colpa medica e gli errori delle strutture ospedaliere in Italia causino un numero spropositato e insostenibile di morti al giorno. In materia i dati oscillanno a seconda da dove provengono le stime, dall’Associazione degli anestesisti oppure dall’Assinform o da altre tipologie. A livello statistico il maggior numero di errori si commette in sala operatoria, nei reparti di degenza, nei dipartimenti di urgenza e a seguire in ambulatorio. (altro…)

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martedì, 16 aprile 2013

Tra gli archivi di uno dei maggiori quotidiani italiani, La Stampa, nella categoria cronache relative a casi di malasanità è emerso un articolo del 2010 relativo ai principali casi finiti alla ribalta su cui la Commissione Errori Sanitari, attiva dal primo aprile 2009, ha aperto un’indagine; su tali casi vi sono state inchieste (e probabilmente ancora qualcuna in corso) della magistratura.

Sicilia:

  • dicembre 2009 una neonata di appena una settimana (peraltro partorita su una sedia dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì) muore per setticemia: indagati 11 sanitari, medici ed infermieri;
  • agosto 2010 lite in sala parto sull’opportunità del taglio cesareo a un donna di 30 anni che ha successivamente subito l’asportazione dell’utero, mentre il suo bambino ha avuto due ischemie cerebrali al Policlinico di Messina: aperta l’inchiesta e sospesi 3 medici
  • settembre 2010, sempre a Messina, lite tra medici in sala parto con il conseguente ricovero del bambino, in coma farmacologico
Calabria:
  • marzo 2010 una bambina di origine cinese di 4 anni muore. Era stata ricoverata per febbre alta e dolori di pancia, successivamente rimandata a casa. In seguito l’aggravarsi della situazione, era stata ricoverata in un altro ospedale dove è morta: indagati 8 medici.
  • giugno 2010 un ragazzino di 12 anni muore, in corsia a Reggio Calabria, ricoverato in seguito ad un incidente stradale da cui era entrato in coma: 17 avvisi di garanzia a medici ed infermieri per l’assistenza prestata al giovane
  • luglio 2010 all’ospedale di Rossano muore una neonata dopo un parto cesareo d’urgenza effettuato per il distacco della placenta. La donna era stata accompagnata all’ospedale di Trebisacce dove il reparto di ostetricia era stato chiuso nel 2009: ad indagare sul caso anche la Procura di Rossano.
Questi sono solo alcuni esempi. Al 2011 emerge che il 45% delle vittime della sanità sono concentrate nelle regioni di Calabria e Sicilia appunto. A quanto riportano i dati di Sanità in Cifre, sembra che al Nord la questione sia, se così si può dire “migliore”: su 127 casi di presunta malasanità legata a inefficienze di vario tipo, si sono registrati 9 casi in Lombardia, 7 in Veneto, Emilia Romagna e Liguria e 3 in Piemonte e Val d’Aosta.
Fonti: La Stampa del 27/10/2010
SIC (Sanità in Cifre) del 18/07/2011
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lunedì, 15 aprile 2013

Sono circa 15mila i medici indagati per errori o presunti tali avvenuti su pazienti di ogni tipo. Di fronte ad un numero così importante bisognerebbe chiedersi perchè questo accade: spesso la causa della malasanità dipende da diversi elementi e disservizi insiti nel sistema stesso, mancanza di personale, turni estenuanti, attrezzature non sempre aggiornate o funzionanti correttamente e diagnosi tardive a causa delle lunghissime liste di attesa del servizio pubblico. Malasanità a chi rivolgersi?

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